XXVII Domenica del tempo ordinario (c)

«Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo» (Lc 17,15).

Dopo avere sofferto a lungo l’umiliazione della propria malattia, il samaritano è l’unico lebbroso che ritorna a inginocchiarsi ai piedi di Gesù. Gli altri non lo fanno. Prima, pur di guarire, avrebbero fatto qualsiasi cosa. Si sarebbero buttati ai piedi di qualsiasi guaritore. Superata la condizione di bisogno, basta! Vogliono godersi l’autonomia conquistata: non avere più bisogno di nessuno! Le malattie, le sofferenze, i bisogni penosi, a lungo andare, fanno piegare il capo anche ai più duri. Ma questo cambiamento può essere momentaneo e superficiale. Colui che torna a inginocchiarsi ai piedi di Gesù ha fatto un cammino interiore radicale: la sua umiliazione precedente si è trasformata ora in umiltà, in riconoscenza. Le più atroci sofferenze subite non sono sufficienti a scalfire il cuore umano, se esso non si converte a riconoscere la grazia che lo salva.

don Giuseppe Pellegrino

XXVI Domenica del tempo ordinario (c)

«Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni … » (Lc 16,25).

Come mai non ti sono serviti a diventare umano? Hai avuto vestiti di porpora e lino finissimo, cioè stima e rispetto nella società. Hai avuto ogni giorno lauti banchetti, cioè non hai provato l’umiliazione straziante della fame, né la desolazione della solitudine. Tutto questo è mancato a Lazzaro, diventato bramoso come un cane per i morsi della fame. Simile più agli animali che agli umani! Si può scusare lui, che non ha raggiunto la soglia dell’umanità per le sofferenze patite. Sei inescusabile tu, che non sei diventato umano, pur avendone avuto tutte le possibilità! L’ultima offerta di aiuto per il ricco è stata la presenza di Lazzaro tra i suoi cani. Così malconcio, non l’ha neppure visto! L’ultimo appello per diventare umani è talvolta un volto sfigurato, che i nostri occhi faticano a vedere. Non perdiamo questa ultima occasione di umanità!

don Giuseppe Pellegrino

XXV Domenica del tempo ordinario (c)

«Rendi conto della tua amministrazione!» (Lc 16,2).

Tutto quanto abbiamo ci è dato in amministrazione. Possiamo certamente dire: «questo è mio!». Ma non possiamo aggiungere: «dunque ne faccio ciò che voglio!». «Mio» significa: «affidato a me!». Questo vuol dire, innanzitutto, custodire quanto ci è dato. Ma, subito dopo, significa saperlo trasformare in legami umani. Un bravo amministratore sa trasformare i barili d’olio e le misure di grano in strumenti per creare amicizia, benevolenza, solidarietà. Il tempo che ci è dato, la salute e le risorse del corpo, le nostre case, gli strumenti tecnologici che possediamo sono amministrati con saggezza se, mentre li utilizziamo, fanno crescere amicizia, compassione, solidarietà tra gli umani. Il Vangelo richiama l’umanità a rendere conto della propria amministrazione del mondo. Stiamo tessendo umanità?

don Giuseppe Pellegrino

XXIV Domenica del tempo ordinario (c)

«Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una … se ha dieci monete e ne perde una …?» (Lc 15,4.8).

Pochi uomini sono disposti a percorrere monti e colline per recuperare una pecora, avendone novantanove a casa. E poche donne spazzano l’intera casa per trovare una monetina caduta, avendone nove nella borsetta. E’ esagerato! Come pure è eccessivo festeggiare così tanto per così poco! Ecco il senso della misericordia: investire un impegno esagerato nel recuperare ben poco! I gesti di misericordia non cambiano il mondo, non invertono la tendenza, sono quasi del tutto inutili. Eppure, chi li compie vi mette il massimo della propria dedizione e del proprio entusiasmo, come se in quel frammento ricomposto il mondo intero ritornasse a splendere.

don Giuseppe Pellegrino

XXIII Domenica del tempo ordinario (C)

«Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare?» (Lc 14,28).

Costruire una torre, un ponte, un palazzo, una casa o una semplice tettoia richiede calcoli. Per intraprende una guerra militare o commerciale, politica o ideale, bisogna esaminare attentamente pro e contro. Le scelte umane vanno ponderate e ogni processo di decisione diventa infinitamente complesso. Allo stesso tempo, il padre e la madre da cui siamo nati non sono stati scelti. Così pure i fratelli, le sorelle e le circostanze della vita, croci comprese, ci sono venuti senza tenere conto dei nostri calcoli. I discepoli del Vangelo non sono esonerati dalla fatica di calcolare ed esaminare le conseguenze delle proprie azioni. Si preparano, tuttavia, ad adottare con amore la storia contingente. Primo: il padre e la madre, il marito e la moglie, i fratelli e le sorelle. Secondo: la propria croce. Terzo: le incognite di questa fede che non dice in anticipo a che cosa porterà 

don Giuseppe Pellegrino

XXII Domenica del tempo ordinario (C)

«Amico, vieni più avanti!» (Lc 14,10)

Il Vangelo non accetta l’inerzia! Certamente non approva l’arrivismo e la volontà di primeggiare. Tuttavia, non dà pretesti per restare nell’inerzia, nel comodo rifugio dell’ultimo posto da cui vedere e commentare amaramente il successo altrui. La sincera consapevolezza della propria miseria non può giustificare pigrizie mentali e spirituali. Anche se tu dicessi: «Sono povero, storpio, zoppo, cieco!», ci sarebbe chi ti risponde: «Amico, vieni più avanti!». E’ la voce di Cristo che riscatta l’umanità umiliata. E’ la voce amica di chi si pone come fratello e sorella di un’umanità povera, tentata di inerzia.

don Giuseppe Pellegrino

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