La bellezza di essere Chiesa

famigliaSiate voi stessi quella lode che si deve cantare

Siamo entrati nel secondo centenario della nostra Diocesi di Cuneo. E’ un evento di grazia che segue quello appena vissuto dell’anno della misericordia. E’ un tempo che il Signore ci dona per crescere nella consapevolezza e nella gratitudine per il nostro appartenere alla Chiesa. Forse tutti noi riflettiamo e ringraziamo ancora poco della bellezza del nostro essere cristiani, accolti e fatti crescere nella comunità ecclesiale fin dai primi giorni di vita! Basta spostare lo sguardo un po’ oltre i nostri confini europei e subito ci rendiamo conto cosa significhi in questo momento per i cristiani della Siria o dell’Iraq – solo per citarne alcuni -professare la fede. Con quale fierezza testimoniano il loro appartenere a Cristo ed a quale prezzo sono disposti a farlo!

Duecento anni di storia della Diocesi sono l’occasione per ringraziare il Signore per chi in questa nostra terra cuneese ci ha preceduto nel cammino di fede ed ha passato a noi il testimone. Gli stessi edifici ecclesiali in cui noi ci raduniamo in assemblea sono una silenziosa testimonianza della fede e degli innumerevoli sacrifici sostenuti dai nostri predecessori.

Dal giorno del nostro battesimo siamo entrati a far parte della grande famiglia ecclesiale. E’ come se da quel momento fosse rivolto a noi l’invito del padre della parabola evangelica: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna!” (Mt 21,28). Interpellato personalmente da quell’invito pressante del padre, che ha il sapore di un amore intenso per la sua vigna, ciascuno è lasciato libero di donare la sua risposta: quel “no” detto per svogliatezza o per preferenza di altro o quel “sì” che potrebbe anche essere poco convinto e durevole. In ogni caso,nell’“oggi” della vita, qualunque sia la risposta, questa è mai data una volta per sempre. Forse il “non ne ho voglia” iniziale del primo figlio si può trasformare in un ripensamento, fecondo più di quel “sì”impulsivo del secondo che poi non ha un riscontro nel tempo e nella concretezza delle scelte quotidiane. Nonostante le resistenze, sbandamenti o lentezze ogni persona, qualunque sia la sua storia, può sempre decidersi per una vita secondo il Vangelo. Perché lo sappiamo “il sogno del padre è una casa abitata non da servi ossequienti, ma da figli liberi e adulti, alleati con lui per la maturazione del mondo, per la fecondità della terra: volontà del Padre è che voi portiate molto frutto e il vostro frutto rimanga…” (Padre Ermes Ronchi).

Quando si scopre la bellezza e la grazia di essere figli amati e di appartenere alla Chiesa nasce il desiderio di servirla nei modi più diversi, secondo la vocazione di ognuno. Nella consapevolezza del perché e per Chi si lavora, si desidera mettere a disposizione i propri talenti, restituendo così ciò che gratuitamente si è ricevuto. Non si idealizza la Chiesa: si sa che è costituita dal santo e dal peccatore che convivono dentro ognuno di noi; per questo non ci si lascia turbare dalle sue debolezze o dai suoi ritardi perché si è impegnati, non tanto a sradicare la zizzania che si insinua qua e là, quanto piuttosto a far crescere il grano buono perché produca il trenta, il sessanta o il cento per uno.

angeli sonantiE’ bello pensare alla Chiesa come ad una splendida sinfonia di voci e di vocazioni in cui ognuno ha il suo “timbro” e la sua missione! Ministri ordinati e laici, consacrati e sposati, bambini, giovani, adulti ed anziani… tutti invitati ad essere lode ed annuncio del Signore! Proprio come invita il salmo 148: “I re della terra e i popoli tutti, i governanti e i giudici della terra, i giovani e le fanciulle, i vecchi insieme ai bambini lodino il nome del Signore”. Ognuno ha qualcosa da offrire alla moltitudine dei credenti per l’annuncio del Vangelo, perfino i più piccoli perché è “con la bocca di bambini e di lattanti” che il Signore è lodato e proprio la loro piccolezza e fiducia è un modello che insegna a tutti cos’è la fede (cf Mt 18,2). Anche chi è più fragile e vive il tempo della malattia ha una missione preziosa e feconda nella Chiesa.

“Nel cuore della Chiesa mia madre io sarò l’amore!”, così esclamò con entusiasmo S. Teresa di Gesù Bambino quando scoprì che con la sua scelta di vita contemplativa poteva essere al cuore di tutte le vocazioni ecclesiali. E’ questo “fuoco” dell’amore che dobbiamo vigilare che sia sempre vivo, è questo che deve manifestarsi in ciò che diciamo e facciamo. Il Signore conceda ad ognuno di noi in questo bicentenario della Diocesi di crescere nell’amore perché siano vere per noi le parole di S.Agostino : “Siate voi stessi quella lode che si deve cantare”.

Le sorelle Clarisse di Boves 

X
X