• Preparare
    Per la particolare fisionomia e atmosfera rituale del triduo, il suono dell’organo, e di altri strumenti musicali solisti, non è consentito. È sempre permesso nel caso che si limiti ad accompagnare e sostenere il canto del popolo e del coro. Ministri necessari:
    • quattro lettori,
    • cinque chierichetti (croce, due ceri, turibolo e incenso),
    • il coro,
    • uomini e donne per la lavanda dei piedi (dodici).
    Cose da predisporre: In sacrestia: evangeliario, candelieri, due turiboli e navicella con incenso; vesti per i ministranti e i ministri
    • Nella navata: su una mensa, pisside con particole bastanti per stasera e il giorno seguente, venerdì santo; patena con le ostie, ampolle con vino e acqua.
    • All’ambone: lezionario domenicale e festivo, aperto. Per la lavanda dei piedi, in presbiterio o in chiesa: dodici sedie,grembiule per il celebrante, brocca d’acqua tiepida, catino vuoto, asciugatoio.
    Nella cappella dell’adorazione: apparato sobrio di addobbi, lampade e fiori; almeno sei ceri bianchi sull’altare, ai lati del tabernacolo aperto con chiave e corporale interno.
  • Riti di introduzione
    • È interessante per questa sera cercare un’ambientazione e una distribuzione degli spazi e dei posti che promuova una concezione più conviviale dell’eucaristia.
    • Si curerà anche che i dodici ragazzi possano seguire e partecipare senza distrarsi e con un catechista che si occupi di loro.
    • Dopo un saluto particolarmente cordiale, o anche prima del canto di inizio, se ciò sembra opportuno, il celebrante può fare una monizione introduttiva di questo tenore:
    • Fratelli e sorelle, iniziamo adesso la messa vespertina, proprio nell’anniversario della cena del Signore; l’ultima per lui, prima della sua morte. Così noi diamo avvio alla nostra unica grande festa, il solenne triduo pasquale della passione, della morte e della risurrezione del Signore. In questa celebrazione faremo memoria dell’istituzione del sacrificio eucaristico da parte di Gesù come dono della sua presenza, come sacramento della nostra unità, come vincolo di carità.
    • Si canta il Gloria (solenne). Durante il canto si suonano le campane; terminato il canto, non si suoneranno più fino alla veglia pasquale.
  • L'attuale celebrazione
    Il Tempo di Avvento comincia dai primi Vespri della domenica che capita il 30 novembre o è la più vicina a questa data, e termina prima dei primi Vespri di Natale. E’ caratterizzato da un duplice itinerario – domenicale e feriale – scandito dalla proclamazione della parola di Dio.
    1. Le domeniche
    Le letture del Vangelo hanno nelle singole domeniche una loro caratteristica propria: si riferiscono alla venuta del Signore alla fine dei tempi (I domenica), a Giovanni Battista (Il e III domenica); agli antefatti immediati della nascita del Signore (IV domenica). Le letture dell’Antico Testamento sono profezie sul Messia e sul tempo messianico, tratte soprattutto dal libro di Isaia. Le letture dell’Apostolo contengono esortazioni e annunzi, in armonia con le caratteristiche di questo tempo.
    1. Le ferie
    Si ha una duplice serie di letture: una dall’inizio dell’Avvento fino al 16 dicembre, l’altra dal 17 al 24. Nella prima parte dell’Avvento si legge il libro di Isaia, secondo l’ordine del libro stesso, non esclusi i testi di maggior rilievo, che ricorrono anche in domenica. La scelta dei Vangeli di questi giorni è stata fatta in riferimento alla prima lettura. Dal giovedì della seconda settimana cominciano le letture del Vangelo su Giovanni Battista; la prima lettura è invece o continuazione del libro di Isaia, o un altro testo, scelto in riferimento al Vangelo. Nell’ultima settimana prima del Natale, si leggono brani del Vangelo di Matteo (cap. 1) e di Luca (cap. 1) che propongono il racconto degli eventi che precedettero immediatamente la nascita del Signore. Per la prima lettura sono stati scelti, in riferimento al Vangelo, testi vari dell’Antico Testamento, tra cui alcune profezie messianiche di notevole importanza.
  • La novena di Natale
    Come si è appena visto, il tempo di Avvento guida il cristiano attraverso un duplice itinerario: “È tempo di preparazione alla solennità del Natale, in cui si ricorda la prima venuta del Figlio di Dio fra gli uomini, e contemporaneamente è il tempo in cui, attraverso tale ricordo, lo spirito viene guidato all’attesa della seconda venuta del Cristo alla fine dei tempi” (Norme per l’anno liturgico e il calendario, 39: Messale p. LVI). Nella liturgia delle prime tre domeniche e nelle ferie sino al 16 dicembre si può notare l’insistenza sul tema della seconda venuta di Gesù alla fine dei tempi, mentre nei giorni compresi tra il 17 e il 24 tutta la liturgia è ormai tesa verso la celebrazione della nascita del Figlio di Dio. La novena di Natale cade pienamente nel secondo periodo dell’Avvento. Le novene sono celebrazioni popolari che nell’arco dei secoli hanno affiancato le “liturgie ufficiali”. Esse sono annoverate nel grande elenco dei “pii esercizi”. “I pii esercizi – afferma J. Castellano – si sono sviluppati nella pietà occidentale del medioevo e dell’epoca moderna per coltivare il senso della fede e della devozione verso il Signore, la Vergine, i santi, in un momento in cui il popolo rimaneva lontano dalle sorgenti della bibbia e della liturgia o in cui, comunque, queste sorgenti rimanevano chiuse e non nutrivano la vita del popolo cristiano”. La novena di Natale, pur non essendo “preghiera ufficiale” della Chiesa, costituisce un momento molto significativo nella vita delle nostre comunità cristiane. Proprio perché non è una preghiera ufficiale essa può essere realizzata secondo diverse usanze, ma un indiscusso “primato” spetta alla novena tradizionale, nella notissima melodia gregoriana nata sul testo latino ma diffusa anche nella versione italiana curata dai monaci benedettini di Subiaco. La domanda che ogni operatore pastorale dovrebbe porsi di anno in anno è: “come posso valorizzare la novena di Natale per il cammino di fede della mia comunità?”. Può infatti capitare che tale novena continui a conservare intatta la caratteristica di “popolarità” venendo però a mancare la dimensione ecclesiale, celebrativa e spirituale. Tali dimensioni vanno recuperate e valorizzate per non far scadere la novena in “fervorino pre-natalizio”.
    1. Recupero della dimensione ecclesiale-assembleare
    Pur non essendo – come si è detto – una preghiera ufficiale della Chiesa, la novena può costituire un momento ecclesiale molto significativo. Molti vi partecipano perché “attratti” dalla “novena in latino” (le chiese in cui la si canta in “lingua ufficiale” sono gremite!) e vi si recano per una forma di godimento personale che pone radici nella nostalgia dei tempi passati e non nel desiderio di condividere un momento di approfondimento della propria fede. È bene che i partecipanti prendano coscienza che sono radunati per una celebrazione che ha lo scopo di preparare il cuore del cristiano a vivere degnamente la celebrazione del Natale.
    1. Recupero della dimensione celebrativa
    La novena di Natale è molto vicina alla celebrazione dei vespri. Va pertanto realizzata attraverso una saggia utilizzazione dei simboli della preghiera serale: la luce e l’incenso. È bene che vi sia una proclamazione della parola e una breve riflessione. L’intervento in canto dell’assemblea va preparato e guidato. È utile ricordare che l’esposizione del SS. Sacramento col solo scopo di impartire la benedizione eucaristica – usanza frequente nelle novene di Natale – è vietata (Rito del culto eucaristico n. 97).
    1. Recupero della dimensione spirituale
    La novena di natale è una “antologia biblica” ricca di nutrimento per lo spirito. È quindi l’occasione per proporre non una spiritualità devozionale ma ispirata profondamente dalla Parola di Dio. Non è l’occasione per fare “bel canto” ma per lasciarsi coinvolgere esistenzialmente dalla Parola di Dio cantata. Enrico Beraudo
  • Suggerimenti musicali
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